Dei problemi di punte del presidente del Milan ne hanno parlato tutti tranne me.
La bomba scoppia durante la ''Domenica Sportiva'', quando la presidente di
garanzia della Rai, Lucia Annunziata, riesce a lanciarsi addosso l'ennesimo
boomerang. Il fatto era semplice, il presidente del Milan, che per volontà
elettorale di un mucchio di persone che adesso smentiscono (chi io? Mai
votato...) è anche capo del governo, aveva detto «In qualità di presidente
del Milan non ho intenzione di rinunciare a metà della nostra capacità
offensiva. Scriverò all'allenatore indicandogli come priorità di usare due punte
anziché una sola.». Come a dire che il sistema con cui il Milan è arrivato
in cima al campionato (una sola punta) gli fa schifo e secondo lui è meglio fare
diversamente. Premesso che a parte Oronzo Canà, l'allenatore della Longobarda
interpretato da Banfi in un famoso film, le squadre seguono quella regola per
cui si gioca in undici contro undici, non all'americana con l'esercito più
armato del pianeta contro un mucchio di straccioni, se metti uno in più in
attacco significa levarlo dalle zone del campo dove c'è la logistica del
gioco, per capirci dove il gioco nasce. In pratica se il tuo abile stratega ha
costruito una squadra che vince con una punta se ne metti due non raddoppiano
mica le possibilità di vincere. Cazzo, se fosse così dovresti mettere undici
attaccanti, no?
L'abilità strategica di quell'uscita era solo quella di far parlare di lui come
persona decisa e vincente, ovvero sacrificare il Milan per un tornaconto
politico, cosa che gli sta pure riuscendo.
Naturalmente con due punte il Milan non ha vinto in Champions.
Intanto penso ai miei problemi da capellone a pettinarmi con le doppie punte che
ho, ed immagino presidente e vicepresidente (Galliani) del Milan che sono anni
che non hanno più bisogno di pettine e shampoo.
Poi penso alla Roma che di punte ne ha addirittura tre quando è allenata da
Capello.
Capello? Doppie punte? Non sarà mica per compensare la calvizie che...
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