Sono un gran bevitore di caffè. Ne faccio fuori dalle dieci alle quindici tazze al giorno, ma stavolta ho esagerato.
Ritorno immediatamente lucido. Il palo di ferro imbullonato vibra con un
suono profondo, la mia mano destra pulsa con lo stesso ritmo, il dolore mi
costringe a ricordare come ero arrivato lì.
L'infernale traffico di Salerno mi aveva persuaso a saltare la città, esco a
sud, a Pontecagnano. Avverto il cliente che coglie l'occasione per rimandare a
mercoledì prossimo. Il maledetto mi deve pagare ma la cosa non mi preoccupa,
tanto mercoledì pure arriva. Ne approfitto e comincio il giro delle fabbriche
per scegliere mobili ed illuminazione per la casa nuova.
Sento i consigli di un paio d'architetti per i due soppalchi che voglio mettere
in zona est e faccio un salto da un vecchio amico che ha una piccola
torrefazione nella zona industriale. Amo l'odore del caffè appena tostato e mi
fermo con piacere. Sergio mi fa fare il solito giro per l'azienda, per
raggiungere l'ufficio con la macchina napoletana. La miscela che vendono ai bar
non è il mio genere, ma quella che preparano per loro è eccezionale.
Intanto erano arrivati dei carichi dal Brasile e stavano svuotando gli ultimi
sacchi di juta. Mi viene un'idea.
Che ne fate dei sacchi?
Quelli? Ne siamo pieni per uso interno, e la certificazione di qualità ci
impedisce di riutilizzarli per i trasporti, li dobbiamo proprio vendere ai
recuperi.
Me ne dai un centinaio?
E che ci devi fare?
Copertura del gazebo a mare e cose così.
Buona idea, te li faccio portare in macchina. Mi raccomando gira col finestrino
aperto che quella roba è una droga!
Si, si, figurati.
Guarda che dico sul serio.
Adesso la macchina profuma di caffè fresco. L'odore è molto più acre, ma mi
piace lo stesso, comunque mi ci dovrò abituare perché pioviggina e non posso
proprio guidare col finestrino aperto. Guido tranquillo per un pò
sull'autostrada, verso Caserta. Poi tutti mi sembrano rimbecilliti. Vanno piano,
troppo piano. Guardo il contachilometri, non stanno andando poi così piano come
pare a me. Do due botte al vetro della lancetta, non sono sicuro che funzioni,
sto andando troppo piano. Fanculo tutti, li passo facendo lo zig-zag a destra e
sinistra. Che minchia comprate a fare questi macchinoni se poi guidate come
nonnine? Un camionista pelato mi sta antipatico e comincio ad insultarlo
selvaggiamente, poi lo derido e me ne vado. Gesticola, quasi quasi mi fermo e lo
massacro di botte. Cazzo il telefono, chi rompe? Cazzo vuoi? No sono impegnato.
Sono pieno d'impegni. Si c'ho tanti di quei caz.. come, e si rivolga a un'altro
brutta testa di %&&XXX%## e vattene affanc... (sbatto a terra il telefonino). Ma
chi si credono d'essere, che me ne fotte dei soldi e del lavoro. E fanculo
(comincio a prendere a pugni volante e cruscotto) fanculo, fanculo, fanculo. C'è
un'area di sosta, mi gira la testa e mi va male la pancia. Mi ci fiondo dentro
velocissimo e freno davanti a un palo. Scendo che gira tutto, l'ossigeno fresco
mi entra nei polmoni, c'è qualcosa di diverso in quest'aria. Ma ancora non va
bene, il palo a cui mi sono appoggiato ha un piccolo teschietto inciso sopra con
la scritta «pericolo di morte». Ma vaffanculo! Lo colpisco fortissimo.
Ritorno immediatamente lucido. Il palo di ferro imbullonato vibra con un suono
profondo, la mia mano destra pulsa con lo stesso ritmo, il dolore mi costringe a
ricordare come ero arrivato lì. Ma prima che possa farlo di nuovo il rumore dei
freni di un mezzo pesante mi fa voltare. Da dentro un grosso camionista pelato scende
ghignando...
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