Fahrenheit 9/11 di Michael Moore è un buon documentario su uno strano paese.
Parte
uno: La recensione Il film di Moore inizia con scene tanto care ai fumettisti americani della
Marvel, quelli della serie What If (trad: cosa sarebbe successo se...) in cui si
raccontano gli ultimi giorni delle precedenti elezioni americane; per capirci
quelle in cui Bush ha vinto su Al Gore a colpi di sentenze della loro corte
suprema (ricordate?).
Poi il lungo ed abile montaggio in cui sovrappone le vicende statunitensi con
spezzoni delle interviste a Bush, ed i fuori onda di vari personaggi del potere
di quel paese, comincia a descrivere il contesto fomentato di allarme continuo
in cui si sono sviluppati gli eventi che hanno portato all'invasone ed alla
creazione di governi fantoccio nei due stati sovrani chiamati Afghanistan ed
Iraq.
Da qui potrete seguire i percorsi economici e gli intrecci politici tra le
famiglie Bush e Binladen, tra i governi (attuali) di quei paesi e le aziende
collegate a Bush ed ai suoi ministri e consiglieri...
Poi c'è la guerra, quella coi morti ammazzati, con i soldati che si "caricano"
con musica metal prima di andar a fare "il proprio lavoro", quella con bambini,
vecchi e donne mutilati e uccisi, quella con l'invasore che sottomette
brutalmente un popolo, quella dei proclami di vittoria che parlano di come i
buoni hanno portato democrazia e libertà... quella della resistenza
antiamericana, quella con i soldati morti ammazzati... per noi quella di
Nassiriya...
In fin dei conti Fahrenheit 9/11 è un buon reportage giornalistico, con alle
spalle un'inchiesta con tanto di nomi e numeri, presentato con ritmo ed
educazione tali da non giustificare affatto il divieto statunitense per la
proiezione ai minori. Un film che vale il prezzo del biglietto e la fatica di
stare in una sala piena.
Parte due: Fahrenheit 9/11 per gli Italiani.
E' praticamente un Blob tipo quelli di raitre quando dopo sono seguiti da Report.
Nei "conflitti d'interesse" statunitensi riconoscerete di certo degli usi che da
noi ormai continuano da anni. Proteste addirittura riconoscere i meccanismi di
controllo sociale basati su menzogne e balle distribuite ad arte (allarmi
infondati continui, la paura del diverso, i vari "lo stiamo facendo per il
vostro/loro bene e per la democrazia") mitigati però da altre forme di controllo
sempre basate sulla menzogna (ricordate promesse e contratti con gli italiani?).
In pratica il film di Moore è qualcosa di già visto, di prevedibile, ben fatto
ma con dei grossi limiti.
Parte tre: Momenti d'incredulità.
Fahrenheit 9/11 contiene balle? Lo spero davvero. A quanto pare la commissione
del congresso statunitense sull'undici settembre conferma quello che si racconta
in Fahrenheit 9/11, tuttavia spero che i reclutatori dei marines fossero
un'invenzione scenica; immaginatevi due tizi, con uniforme e medaglie, che se ne
vanno in giro per centri commerciali a cercare ragazzini per farli partire
militari.
Cazzarola erano anche degli ottimi persuasori:
-Hai mai pensato di fare il marines?-
-No, veramente vorrei fare il musicista.-
-Bene, lascia che se ne occupino i marines...-
-Come?-
-Conosci Shaggy, il
cantante?-
-Certo. Perche?-
-Lui ha cominciato facendo il marines!-
Non ho parole poi per gli interventi dell'americano della strada, roba
proprio da film ("Sono orgoglioso di essere Americano", "E' tutta colpa di Al
Quaeda", "Lasciamo lavorare il presidente, lui lo fa per il nostro bene...", "Io
credo ha ciò che ci dicono..." e così via).
In conclusione:
Il film, ci mancherebbe altro, è di parte, ed ovviamente lo ammette con
chiarezza. Per cui se vi sentite offesi quando vedete come la pensano gli altri
questo film è altamente sconsigliato. Comunque subito dopo ogni cinema c'è
certamente un manifesto che promette un milione di posti di lavoro in più, meno
tasse ed un futuro migliore per tutti; andate a guardarvi quello, certo non è
gratis, ma tanto il biglietto lo avete già pagato alle elezioni precedenti e non
vi preoccupate che nella finanziaria vi arriverà anche la rata di quest'anno...
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