Un prequel che supera di gran lunga il sequel
Un amico mi ha prestato il dvd di Animatrix e sono rimasto letteralmente sbalordito, avevo già visto L’ultimo volo di Osiris e avevo trovato incredibile il lavoro svolto da Andy Jones (Final Fantasy – The spirit within), in alcuni punti sembrano attori in carne ed ossa e non computer grafica, ma anche i restanti otto episodi non sono da meno, questi però sono per lo più disegnati, ma con tecniche innovative, sia dal punto di vista della regia che da quello stilistico, ma andiamo con ordine.
Il secondo e il terzo sono curati da Mahiro Maeda (Blue submarine 6, Macross, Evangelion) é rappresentano un unico blocco che racconta la storia di come sono arrivate le macchine al potere, pur non essendo particolarmente originale è coerente e plausibile, nel senso che è probabile che l’uomo si comporti in quel modo in quella situazione.
Il quarto episodio è girato dal regista di Cowboy Bebop (come pure l’ottavo) Shiniciro Watanabe, racconta di come il ragazzino, che stravede per l’eletto in Matrix Reload, si sia liberato dal controllo della matrice; il tratto è molto grezzo ma estremamente cinetico, tanto da non averne riconosciuto la provenienza.
Il quinto episodio vede il consolidato duo Yoshiaki Kawajiri e Takeshi Koike (La città delle bestie, Ninja scroll) rispettivamente character design e regista, la storia è incentrata sul programma e sui metodi di allenamento dei ribelli; a mio avviso il peggiore fra gli episodi semplicemente perché non è alla altezza degli altri, la qualità è standard e la trama è un po’ debole.
Il sesto episodio vede ancora alla regia Takeshi Koike questa volta coadiuvato da Peter Chung (Alexander, Aeon flux), racconta di come in alcuni casi sia possibile sfuggire alla matrice per altre vie, nello specifico di un centometrista che riesce con la sola forza di volontà a superare i limiti umani, una figura che ho apprezzato molto e che mi piacerebbe vedere anche solo in un cammeo nel terzo episodio della saga.
Il settimo episodio è girato da Koji Morimoto (supervisore di Akira) che ci introduce nel più onirico e poetico degli episodi, che vede protagonisti un gruppo di ragazzini alle prese con una casa stregata, in realtà un bug del sistema; questo si contende il titolo di miglior episodio con il prossimo, pur essendo girato dal nome più sconosciuto fra questi.
Nell’ottavo episodio Shiniciro Watanabe ha superato se stesso, in uno stupendo bianco e nero di linee spezzate, ci narra la storia di un detective privato ingaggiato dalla matrice per trovare Trinity, e con lo stile che lo contraddistingue fonde il vecchio col nuovo, così ci troviamo a vedere un classico ufficio da investigatore sulla cui scrivania c’é un monitor futuristico collegato ad una tastiera che sembra una macchina da scrivere degli anni venti.
L’ultimo episodio vede ancora alle prese Peter Chung e ci illustra come i ribelli nel mondo reale convincono i robot cacciatori a stare dalla loro parte una volta catturati, così da regalarci in un tripudio di computer grafica l’episodio più allucinante della serie.
Come ultima annotazione i fratelli Wachowski hanno scritto il soggetto dei primi quattro episodi e dell’ultimo, lasciando comunque molta libertà agli autori, creando così una perfetta fusione fra oriente ed occidente.
Da vedere e rivedere, un capolavoro.
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