Tarantino è tornato, ed è sempre più assurdo
Oramai sono passati dieci giorni da quando ho visto questo film, ma solo ora lo recensisco un po’ perché non ho avuto molto tempo e un po’ perché avevo bisogno di digerirlo, questo perché il film esula dai normali schemi e la prima impressione che dà è interrogativa, io sono uscito dal cinema affermando: Boh? A quando il secondo tempo? Ma più passavano i giorni e più mi vengono in mente scene e citazioni del film, praticamente lo apprezzi sulla lunga distanza.
La trama è praticamente riassunta nel titolo, ammazzare Bill e tutti i suoi soci, per questo il film inizia con Capitolo 1: 2, inteso come secondo della lista, ma si capisce solo molto più avanti il significato di quel titolo. Poi prosegue dall’inizio, o meglio dal motivo scatenante della vendetta fino a ricongiungersi all’ inizio del film, con tanto di background anime dell’antagonista giapponese, disegnato dal sempre bravissimo Shiniciro Watanabe (Cowboy bebop, Animatrix).
Più che un film sembra un cartone animato, inverosimile, esagerato, sanguinario con scene al di fuori dello spazio, come a teatro dove pochi elementi ti devono dare l’idea di una situazione più ampia, con i tempi rallentati del cinema giapponese, le inquadrature tipiche dei polizieschi anni settanta, insomma un collage di tutte le influenze che Tarantino ha subito negli anni sono confluite prepotentemente in questo film.
Una menzione speciale la merita la colonna sonora che la fa da padrone, suscitando dei stupendi contrasti, come quando c’è un classico duello fra samurai ma in sottofondo una musica da film western, una scelta azzeccata che colpisce molto, tant’è che su di un articolo di Max viene definito il film uno spaghetti-eastern, proprio quello che pensavo senza riuscire a dargli un nome.
Non citerò nessuna scena altra scena, perché ho notato che a seconda delle persone che lo hanno visto, ognuno rimane colpito a modo suo da alcune scene, e questo è il più grande pregio di Tarantino, quindi se siete dei veri suoi fan non potete assolutamente perderlo (di millantatori ne ho già visti troppi).
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